lunedì 20 febbraio 2012

Quelle come me ...di Alda Merini






 Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto… 

venerdì 10 febbraio 2012

CADE LA NEVE di Ada Negri


 

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieve
volteggiando, la neve
cade.

Danza la falda bianca
nell'ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa,
stanca.

In mille immote forme
sui tetti e sui camini
sui cippi e sui giardini,
dorme.

Tutto d'intorno è pace,
chiuso in un oblìo profondo,
indifferente il mondo
tace.








venerdì 3 febbraio 2012

L'inverno nei quadri di Vincent Van Gogh

Minatori nella neve

Vincent Van Gogh è sicuramente più conosciuto per i suoi quadri che rappresentano paesaggi del sud della Francia, posti ridenti, pieni di sole, fiori, campi di grano, corvi, alberi che svettano verso il cielo, cieli stellati...aspetti della natura che sicuramente deliziano gli occhi di chi osserva questi capolavori assoluti dell'arte mondiale.
Van Gogh però ha dipinto anche gli aspetti più dolorosi della vita dell'uomo, le sue sofferenze, le sue fatiche giornaliere; ha rappresentato visi di donne e di uomini invecchiati precocemente per la fatica di tutti i giorni, mani callose, scarpe rotte e zoccoli duri usati nei campi, ha osservato la vita dei contadini, dei minatori, delle persone più umili, la vita difficile di chi ogni giorno si guadagna faticosamente da vivere.
L'inverno è sicuramente la stagione più dura ; a causa del freddo, della neve, della pioggia e del gelo, la fatica dell'uomo si fa ancora più pesante e questi quadri quì riportati denunciano proprio tutta la durezza della vita delle persone meno fortunate.
I colori stessi che il pittore utilizza, i tratti del suo pennello rendono perfettamente l'atmosfera grigia e cupa dell'inverno, la fatica di uomini e donne costretti a guadagnarsi da vivere in condizioni molto dure, nel gelo del nord che indurisce la terra e il cuore degli uomini.

Giardino di Nueunen sotto la neve

Campagna innevata


Cortile innevato

 vVecchia torre del cimitero di Nueunen


Donne di minatori che trasportano sacchi

giovedì 26 gennaio 2012

Un paio di scarpette rosse di Joyce Lussu




Joyce Lussu,  nata nel 1912  e morta nel 1998 a 86 anni, è stata scrittrice, traduttrice e  partigiana , medaglia d'argento al valore civile.

Questa commovente poesia è dedicata alla memoria di tutti i bambini morti nei campi di sterminio nazisti.
Il bimbo  che indossava queste scarpette quasi nuove è morto a Buckenvald e le sue scarpette rosse spiccano tra tutte le altre scarpette ammucchiate, scarpette numero ventiquattro di un bimbo di tre anni e mezzo, i cui piedini resteranno piccoli per l'eternità.

Riflettiamo su quanto è accaduto...    
                                      PER  NON  DIMENTICARE!!!


C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

lunedì 23 gennaio 2012

ROBERT CAPA, fotografo di guerra




Robert Capa, pseudonimo di Endre Erno Friedmann , è nato  Budapest il 22 Ottobre del 1913.
I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola(1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale(1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954).

Divenne famoso per il celebre scatto del soldato dell'esercito repubblicano colpito a morte  da un proiettile sparato dai franchisti.




E' morto  durante la guerra d'Indocina , il 25 Maggio del 1954.
Capa documentò inoltre il corso della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, lo sbarco in Normandia dell'esercito alleato e la liberazione di Parigi.


Lo sbarco delle truppe alleate a Omaha beach





La spiaggia di Omaha qualche giorno dopo lo sbarco alleato in Normandia



Lo scrittore statunitense John Steinbeck,  tra i più cari amici di Robert Capa, così descrive brevemente,  con tratti semplici e fluidi,  un uomo che per tecnica, sensibilità ed ingegno ha lasciato un lavoro prezioso e  di grande interesse artistico :

Sapeva cercare, e poi sapeva usare ciò che trovava. Sapeva, ad esempio, che la guerra, fatta in così larga misura di emozione, non si può fotografare; ma egli spostò l’angolo, e la fotografò. Su un volto di bambino sapeva rivelare l’orrore di tutto un popolo. Il suo apparecchio coglieva le emozioni, e le conservava. L’opera di Capa è da sola, tutta insieme, l’immagine di un grande cuore e di una irresistibile pietà. …. Capa era in grado di fotografare il moto, la gaiezza, la desolazione, Era in grado di fotografare i pensieri. Ha creato un mondo, che è il mondo di Capa”.

















martedì 17 gennaio 2012

SANT'ANTONIE di Giovanni Chiola




Nin nnè na feste granne arcunusciute
ma casche nall'unverne e ste 'mpuiate
tra tanta neve 'ntorne ch'à 'rbilate
li strade e lu paese à fatte mute.

Na campanella fa 'na tuzzilate:
è na frotte d'amiche ch'à minute
a fa na 'mpruvvisate e nu salute
vistite gnè lu Sante Antonie Abbate.

Supr'alla brascia ardente di lu foche
lu girarroste vote li sacicce
'nfizate tra li fette di guanciale.

La cumpagnie tra rise e cant'affoghe
li nnueie cotte arroste alla graticce
sculenne a copple a copple li vicale.

Lu vine gnove cale
a ccumpagnà la coppe fatta a felle
pi festeggià lu sante e lu purcelle.

Sant'Antonio abate


Sant'Antonio abate nacque in  Egitto, nella citta di Coma sulla riva sinistra del Nilo.
Di famiglia agiata, a 18 anni donò le sue ricchezze ai poveri e si ritirò a fare vita da eremita dopo aver ascoltato in Chiesa il brano del Vangelo che dice : " Se vuoi essere perfetto, va, vendi ciò che hai..."
Si ritirò prima in una zona desertica e poi sulle rive del Mar Rosso dove condusse per ottanta anni una vita  ascetica e solitaria, dedita alla preghiera e alla meditazione.


La grotta del Santo sulle rive del Mar Rosso


Il demonio scatenò contro di lui le più violente tentazioni per convincerlo a tornare nel mondo, ma Egli ne uscì sempre vittorioso.
Attratti dalla sua santità e dai miracoli che compiva molti giovani lo seguirono, sicchè il deserto si popolò di monaci bramosi di seguire i suoi insegnamenti.
E' il monaco più illustre della Chiesa antica e fondatore del monachesimo; la sua biografia ci è stata tramandata dal suo discepolo Sant'Atanasio. Morì molto vecchio, all'età di 105 anni, il 17 gennaio del 356.

Sant'Antonio viene venerato come il patrono degli animali e viene raffigurato sempre con un maialino vicino. Questa tradizione viene dal fatto che l'ordine dei frati antoniani aveva il permesso di allevare maiali  che circolavano liberamente nelle strade con una campanella al collo e il cui grasso veniva utilizzato per curare il "fuoco di Sant'Antonio".

La letteratura e la pittura si sono interessati molto della figura di questo Santo.
Gustave Flaubert ha scritto "La tentation de Saint Antoine" e pittori come Bosch, Cezanne, Velasquez, Pisanello hanno rappresentato le tentazioni del Santo.




Paul Cezanne


Uno dei tanti proverbi legati al culto del Santo : “Sant’Antogno allu desertu se magnea li maccarù, lu diavulu, pe’ despettu, glji ‘sse pià lu forchettò. … Sant’Antogno non se ‘ncagna: colle mani se li magna!!!” è una filastrocca che veniva insegnata ai bambini  per far capire loro che la necessità aguzza l'ingegno e che con l'umiltà si può fare tutto.