Si nasce non soltanto per morire ma per camminare a lungo, con piedi che non conoscono dimora e vanno oltre ogni montagna. Alda Merini
sabato 5 marzo 2022
Diciamo NO alla guerra - "Veglia" di Giuseppe Ungaretti
giovedì 27 gennaio 2022
27 Gennaio 2022 - Giornata della Shoah
"Spesso mi chiedono come sia potuto succedere.
E io rispondo sempre con questa parola : Indifferenza.
Se pensi che una cosa non ti riguardi e ti volti dall'altra parte, è lì che inizia l'orrore.
Non fu solo Milano a essere indifferente, fu indifferente il mondo"
"Fu un attimo. Un attimo importantissimo, decisivo per la mia vita. Capii che mai, per nessun
motivo al mondo avrei potuto uccidere qualcuno.
Capii che io non ero come il mio assassino.
Non ho raccolto quella pistola e da quel momento sono diventata quella donna libera e quella
donna di pace che sono anche adesso"
Liliana Segre : "Ho scelto la vita. La mia ultima testimonianza pubblica sulla Shoah"
giovedì 4 novembre 2021
4 Novembre 1921 - 4 Novembre 2021 - Il Milite Ignoto
Il 4 Novembre 1918 con l'Armistizio di villa Giusti ha termine la Prima Guerra Mondiale con l'annessione all'Italia dei territori di Trento e Trieste. L'unità nazionale si è compiuta al prezzo di tante vittime e di tanto dolore.
Nel 1921, esattamente 100 anni fa, la salma di un soldato senza nome , come tantissimi altri morti in questa immane carneficina, viene trasportata da Aquileia fino all'Altare della Patria su un treno speciale che si ferma ad ogni stazione tra due ali di folla che gli rendono omaggio. E' stata una madre Maria Bergamas, scelta tra tante, ad indicare in ginocchio davanti a undici bare, quella che simboleggia il figlio morto e mai identificato. Sceglie la bara numero dieci che accompagnerà fino a Roma. Le altre dieci bare verranno sepolte ad Aquileia nel cimitero della Basilica. Alla sua morte, nel 1953, su sua richiesta, Maria Bergamas sarà sepolta vicino a queste dieci giovani vittime a cui , come a migliaia di altri soldati sconosciuti, nelle ricorrenze speciali, il Presidente della Repubblica rende omaggio all'Altare della Patria.
giovedì 21 ottobre 2021
"Chanson d'autumne" di Paul Verlaine
Chanson d'automne
lunedì 4 ottobre 2021
Il cantico delle creature
S Francesco d Assisi) | cc |
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria
e l'honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.
Laudato si', mi' Signore,
cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno
et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante
cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si', mi' Signore,
per sora Luna e le stelle:
in celu l'ai formate
clarite e preziose e belle.
Laudato si', mi' Signore,
per frate Vento
e per aere e nubilo
e sereno e onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dai sustentamento.
Laudato si', mi' Signore,
per sor'Acqua,
la quale è multo utile et humile
e preziosa e casta.
Laudato si', mi' Signore,
per frate Focu,
per lo quale ennallumini la notte:
et ello è bello e iocundo
e robustoso e forte.
Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa,
e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba.
Laudato si', mi' Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate e benedicete mi' Signore et rengraziate
e serviateli cum grande humilitate.
" Non voglio procedere in questa Enciclica senza ricorrere a un esempio bello e motivante. Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. E’ il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore."
Nella Lettera Apostolica "Candor lucis aeternae" in occasione del settimo centenario della morte di Dante, Papa Francesco dedica una buona parte del testo alla figura di San Francesco. Così scrive il Santo Padre.
"Nell’XI canto del Paradiso tale consonanza appare in un nuovo aspetto, che li rende ancora più simili. La santità e la sapienza di Francesco spiccano proprio perché Dante, guardando dal cielo la nostra terra, scorge la grettezza di chi confida nei beni terreni: «O insensata cura de’ mortali, / quanto son difettivi silogismi / quei che ti fanno in basso batter l’ali!» (1-3). Tutta la storia o, meglio, la «mirabil vita» del santo è imperniata sul suo rapporto privilegiato con Madonna Povertà: «Ma perch’io non proceda troppo chiuso, / Francesco e Povertà per questi amanti / prendi oramai nel mio parlar diffuso» (73-75). Nel canto di San Francesco si ricordano i momenti salienti della sua vita, le sue prove, e infine l’evento in cui la sua conformità a Cristo, povero e crocifisso, trova l’estrema, divina conferma nell’impronta delle stimmate: «E per trovare a conversione acerba / troppo la gente e per non stare indarno, / redissi al frutto de l’italica erba, / nel crudo sasso intra Tevero e Arno / da Cristo prese l’ultimo sigillo, / che le sue membra due anni portarno» (103-108)."
sabato 1 febbraio 2020
"IMPARERAI" di BORGES
mercoledì 29 gennaio 2020
Un giardino di grande bellezza, Villa Carlotta sul lago di Como
Passeggiando nella parte del parco sviluppatasi nel XIX secolo s'incotrano ampi spazi riservati a diverse culture di piante e arbusti .
Il teatro di verzura è una vera e propria scenografia teatrale, un palcoscenico erboso le cui quinte sono formate da azalee, rododendri e palme. La vera attrazione è un glicine secolare, vera e propria scultura naturale.
Proseguendo nel percorso s'incontrano i rodendri provenienti dall'Himalaya che formano un bosco intricato con i loro rami e i tronchi contorti che raggiungo anche i 60 centimetri di diametro.












